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Gli incendi in Siberia: colpa del cambiamento climatico

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La Siberia va a fuoco. E con lei buona parte del Circolo Polare Artico, assediato dagli incendi, causati dal cambiamento climatico. Per lo stesso motivo la Groenlandia si scioglie e a ritmo vertiginoso. Ci sono le foto dai satelliti, inequivocabili. Ci sono i dati dei più autorevoli enti mondiali che monitorano gli eventi naturali sul nostro pianeta. Eppure ancora non basta. Nessuno pare preoccuparsi più di tanto di quel che accade ogni giorno sotto i nostri occhi. Siamo tutti preoccupati da cose decisamente più importanti: la prova costume che falliremo miseramente anche quest’anno, i ministri in moto d’acqua, il calciomercato.

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Courtesy of ESA- European Space Agency

Intanto solo in Siberia, in una settimana, è andata a fuoco un’area più grande del Belgio e si stimano almeno 3.6 milioni di ettari di foresta ridotti in cenere. Il fumo di questi giganteschi roghi che stanno cambiando il volto dell’Artico, probabilmente per sempre, ha raggiunto in questi giorni anche gli Stati Uniti.

Incendi senza precedenti in Siberia: colpa del cambiamento climatico

Gli scienziati hanno pochi dubbi: a causare l’ondata “senza precedenti” di incendi nell’estremo Nord del nostro emisfero è l’innalzamento repentino della temperatura a cui stiamo assistendo e che in luglio ha dato il peggio di sé. Questo ha portato ad un’ondata di fuoco che non ha paragoni con quelle a cui la zona è abituata nei mesi estivi, sia per durata che per estensione, che per intensità.

Ciò porta a un corto circuito dal quale pare sempre più difficile (difficile ma non ancora impossibile) uscire: questi immensi incendi sprigionano nell’aria livelli massivi di CO2, contribuendo ad aumentare ancora di più e più rapidamente il surriscaldamento del pianeta.

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NASA picture

Ora se il concetto non fosse abbastanza chiaro vorrei darvi qualche numero, preso direttamente dal sito del WMO (World Meteorological Organization):

  • nel solo mese di giugno gli incendi artici hanno sviluppato 50 megatoni di diossido di carbonio, più di quanto ne emetta un paese come la Svezia in un anno intero. Più di quanti ne erano stati emessi dagli incendi della stessa zona nell’intero periodo tra il 2010 e il 2018.
  • La temperatura media, sempre nel mese di giugno, nelle zone della Siberia maggiormente colpite dai roghi sono state di almeno 10 gradi superiori alla media 1981-2010.
  • In Alaska il 4 luglio è stato toccato il picco di +32°C.
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La Groenlandia si scioglie più in fretta del previsto

Non va meglio nella vicina Groenlandia. A dare l’allarme l’Istituto Meteorologico danese che denuncia come nel mese di luglio si siano sciolte 197 miliardi di tonnellate di ghiacciaio. Il picco nel giorno di mercoledì 31 luglio con 10 miliardi di tonnellate in sole 24 ore. Numeri impressionanti che ci rimandano l’immagine di un mondo al collasso.

La Siberia assediata da incendi senza precedenti, la Groenlandia disciolta come un ghiacciolo al sole. E una parte consistente del mondo che ancora ignora e si fa beffe del surriscaldamento globale. Che altro dovrà succedere perché l’opinione pubblica intera apra finalmente gli occhi e si decida ad intervenire con forza per invertire questa rotta suicida, prima che sia troppo tardi?