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Chi è John Muir?

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Per conoscere il padre dei parchi nazionali americani e del movimento ambientalista: John Muir

John Muir
John Muir, 1902

Oggi voglio parlarvi di John Muir (1838-1914). Non sentitevi ignoranti se non avete idea di chi sia costui, non è molto noto alle nostre latitudini. Io ne ho sentito parlare per la prima volta negli Stati Uniti, dove visse per quasi tutta la sua vita, anche se era nato e cresciuto in Scozia. Oltreoceano Muir è conosciuto come “John of the mountains” e come “the father of the National Parks”, più in particolare come il “padre” dello Yosemite National Park, un gioiello verde di 3 mila chilometri quadrati, che ancora oggi toglie il fiato. Ebbene, se può ancora oggi lasciarci senza parole, lo dobbiamo soprattutto a quest’uomo.

Lascia che la pace della natura entri in te come i raggi del sole penetrano le fronde degli alberi. Lascia che i venti ti soffino dentro la loro freschezza e che i temporali ti carichino della loro energia. Allora le tue preoccupazioni cadranno come foglie d’autunno.

John Muir

Ho già accennato in un post di qualche mese fa al mio amore incondizionato per i parchi nazionali americani. Nonostante sia cresciuta tra le montagne e i boschi delle Dolomiti, ho dovuto attraversare l’Atlantico per capire cosa fosse per me la natura. È stato solo ammirando la Yosemite Valley e l’Half Dome che ho capito quanto forte fosse la mia connessione con il mondo naturale. Passione rafforzata dalla visita a Yellowstone, il primo e più grande parco nazionale americano (fondato nel 1872 dal Presidente Grant). Immersa in quella bellezza, che davvero nessuna foto e nessun racconto possono restituire con giustizia, mi è stato chiaro anche quanto quel tipo di tutela e di rispetto mancassero in Italia. Ho capito quanto avremmo avuto bisogno anche noi di un John Muir da queste parti. Per questo voglio parlarvi di lui.

John Muir e lo Yosemite National Park

Yosemite National Park
Yosemite National Park

John, appassionato e studioso botanico, ma anche ingegnere, filosofo, scrittore, geologo e, ca va sans dire, naturalista.  attraversò (a piedi ovviamente!) in lungo e in largo i territori dal Golfo del Messico alla Sierra Nevada (California). Di quest’ultima in particolare si innamorò. Visse per un paio d’anni in una capanna nella Yosemite Valley ed oltre all’epifania personale di scoprire la profonda gioia che la vita nella natura riusciva a offrirgli, si accorse anche di come quell’ambiente fosse in pericolo. Vide la razzia di alberi che deturpava i boschi, vide i danni insanabili causati dall’allevamento e capì che doveva fare qualcosa per difendere ciò che amava. Ed a questo dedicò la sua intera esistenza. Scrisse articoli e libri, studiò (perché era cosciente di come fosse importante conoscere ciò che voleva difendere per poterlo fare al meglio) e lottò per creare una coscienza sociale, per tramandare intatte quelle bellezze alle generazioni a venire. E ci riuscì. Nel 1890 il Congresso diede ufficialmente vita al Parco di Yosemite anche se ancora sotto il controllo statale.

Muir e il Presidente Roosvelt

John Muir e Theodore Roosvelt
John Muir e Theodore Roosvelt a Yosemite nel 1903

Nel 1903 Muir accompagnò il presidente Theodore Roosvelt durante una visita a Yosemite e riuscì a convincerlo che il modo migliore per difendere la bellezza incontaminata di quei luoghi fosse una gestione federale. Muir e il Presidente si accamparono e passarono la notte a Glacier Point. La bellezza di quell’immersione nella natura selvaggia colpì per sempre Roosvelt e fu decisiva nella scelta di supportare il naturalista nelle sue battaglie politiche: durante la sua presidenza Roosvelt diede vita a 5 parchi nazionali, 18 foreste nazionali, 55 rifugi per animali selvatici e santuari per uccelli e a 150 foreste nazionali.

La filosofia di John Muir

Muir scrisse molto, pubblicò libri e diari di viaggio (Mille miglia in cammino fino al Golfo del Messico e La mia prima estate sulla Sierra per dirvene un paio) che ancora oggi sono tra i testi ambientalisti più letti tra gli americani. Fu un ambientalista ante-litteram, quando ancora il concetto di ecologia non esisteva, si fece promotore di un modo di vivere che non mette l’uomo al centro dell’universo ma lo vede far parte dell’universo, legato, collegato, connesso a tutto il resto, interdipendente ad ogni altra forma di vita. Sua fu anche la paternità di un concetto che è ben chiaro e delineato nella cultura americana: la “wilderness”, cioè la natura intatta, incontaminata, autentica. Per Muir proteggere la natura significava salvaguardare proprio l’autenticità dell’ambiente. E questo nei parchi americani potete apprezzarlo ancora oggi.

L’universo sarebbe incompleto senza l’uomo; ma sarebbe incompleto anche privo della più microscopica creatura che vive al di là della nostra vista e conoscenza presuntuosa.

John Muir

La wilderness perduta

Il sentire comune americano sulla natura e il concetto di “ambiente selvaggio” sono davvero lontani da quelli europei. E non pensate subito a Trump che vuole comprare la Groenlandia per bucherellarla come un groviera, né ai loro pick-up a benzina che inquinano come camion. Pensate agli americani quando campeggiano. Pensate ai loro campeggi: mica villaggi a 5 stelle con piscina e bagni riscaldati, parlo di spiazzi enormi, solo in pochi casi delimitati, in cui il massimo intervento umano è la costruzione di un barbecue ed in cui non è raro trovare cervi che pascolano beati tra le tende. Quel tipo di contatto con la natura nel nostro Paese manca completamente: la natura che possiamo incontrare noi, per quanto bellissima come e forse più di quella americana, non ha nulla di incontaminato, è in ogni caso addomesticata, modificata e adattata alle esigenze umane. L’allevamento ha avuto la meglio sulla fauna e sulla flora alpina, i sentieri sono attrezzati, i pericoli eliminati. Quel che c’era di wild, non esiste più.

Io credo che questo a John non sarebbe piaciuto, e francamente, per quel che conta, non piace neanche a me.


Ora siamo nelle montagne e le montagne sono dentro di noi.

John Muir